Che tipo di autofficina stai cercando?
Che tipo di autofficina stai cercando?
Bella domanda vero?
Te lo sto chiedendo perché trovo spesso visite di utenti, sul mio blog, alla ricerca di un’autofficina che esaudisca le loro richieste.
Esistono in Italia vari tipi di officine, molte fanno parte di gruppi organizzati dalle case costruttrici, altre dai componentisti oppure da consorzi di ricambi auto.
All’interno di questi gruppi esiste sempre la pecora nera, cioè quell’autofficina che non rispetta i requisiti richiesti ma che acquistando ricambi in grande qualntità, si garantisce la permanenza nel network.
I clienti cosa pensano?
Ci sono molti esempi di clienti, tanti fanno parte dell’autonoleggio, il privato con l’auto vecchia, quello con l’auto di serie e quello che tiene più all’auto che alla moglie.
Non è facile classificarli tutti!
Ma adesso andiamo a vedere invece come combinare clienti e autofficine.
Faccio solo una piccola premessa, non tutte le officine legate ad una casa costruttrice rispettano gli standard qualitativi richiesti.
Detto questo iniziamo.
Officina con una superficie superiore ai 700 metri quadri. Sala accettazione, amministrazione, magazzino ricambi interno, sala’ d’attesa con macchinetta per il caffè, segretaria, operai con tute pulite, pavimentazione pulita, illuminazione soddisfacente. Marchio di appartenenza ad una casa automobilistica.
Di sicuro un’autofficina strutturata in questo modo, da grande sicurezza, quindi anche la tariffa di manodopera sarà leggermente più elevata rispetto a molte altre.
L’individuo che si serve presso quest’officina è sicuramente un cliente esigente, che bada poco ai costi ma che apprezza e pretende un servizio di qualità, e che non ama tornare dall’accettatore con lo stesso problema.
Oppure!
Officina con entrata direttamente sulla strada, superficie intorno ai 100 metri quadri. Qualche scaffale per i ricambi, pavimentazione sporca, nessuna accettazione.
Un PC vecchio e gettato su una scrivania, evidenzia il fatto che venga usato poco o niente.
Operai con tute sporche (differenti una dall’altra), e nessun marchio che lo identifichi a qualche casa costruttrice di auto o a qualche network esistente.
In un’autofficina del genere potremmo trovare un cliente, proprietario di un’auto vecchia e malandata. Fuori dalla garanzia di casa madre.
Si porta i ricambi da casa, acquistandoli per conto proprio, con la speranza di poter alleggerire la spesa dal meccanico.
Attenzione!
Ho descritto due esempi di cliente e autofficina, ma non è sempre detto che una piccola autofficina non possa essere migliore di una grande.
Mi è capitato molto spesso di vedere delle strutture qualificatissime sulla carta ma scadenti sul piano dell’operato.
Posso affermare invece che esistono piccole officine che investono molto sul piano dell’elettronica e assolutamente superiori a molti colossi presenti sul mercato.
In quale tipo di officina porteresti la tua macchina?
Giuliano Cosimetti
Spariscono gli artigiani, ma di chi è la colpa?
Questa volta toccherò un argomento abbastanza delicato che, quasi sicuramente, susciterà non poche lamentele.
Giovani/Mondo del lavoro
Ho notato negli ultimi anni un altissimo numero di ragazzi bocciati nei primi anni di scuola superiore, oppure di laureati costretti a fare lavori che non hanno nulla a che vedere con il titolo di studio acquisito.
Se hai letto il mio profilo, avrai capito che in passato avevo abbandonato gli studi per seguire una via professionale andando a studiare la meccanica direttamente sul campo.
Lo stipendio non era altissimo in quanto ero apprendista, ma alla fine ero li per imparare, quindi il compenso che prendevo mi andava più che bene.
In poche parole…..non sapevo fare nulla!
Posso però affermare che l’esperienza acquisita in officina mi è stata, negli anni successivi, di grande aiuto in diversi settori dell’automotive.
Oggi invece i ragazzi si iscrivono alle superiori o all’università senza porsi la domanda più importante……Cosa farò da grande?
Vengono bocciati il primo e il secondo anno, ma invece di intraprendere un nuovo percorso preferiscono cambiare istituto e professori, come se fosse questa la soluzione giusta.
I genitori cosa pensano?
I genitori sono confusi e convinti che il famoso “pezzo di carta” possa garantire ai figli un lavoro da colletto bianco. Questa convinzione proviene dalle generazioni che hanno vissuto il dopoguerra, ma la realtà di oggi è completamente diversa e soprattutto spietata.
Ho riscontrato la stessa situazione anche nelle università di Roma. Ho visto ragazzi al primo anno dare un solo esame e superarlo con voti di poco superiori al 18.
Qui si aggiunge la beffa, perchè solitamente per seguire i corsi universitari fuori città, bisogna affrontare spese come l’affitto di una camera, tasse universitarie, libri ecc.
Ma perchè insistere forzatamente con lo studio e non scegliere un mestiere?
Meccanici, carrozzieri, falegnami, fabbri, saldatori e tornitori. Ne potrei citare molti altri ma mi fermo qui.
Sono tutti mestieri che i ragazzi di oggi snobbano sognando il classico impiego da ufficio, retribuito quasi sempre male.
Per imparare un mestiere ci vuole buona volontà e sacrificio, non si guadagna molto nei primi periodi, ma pensandoci bene alla fine dovrebbe essere l’apprendista a pagare il datore di lavoro, visto che gli sta insegnando un’arte.
Se andiamo a scuola di musica, in palestra, a scuola calcio, al corso di vela, non siamo forse noi a pagare l’istruttore?
Il mondo dell’artigianato funziona allo stesso modo, con la differenza che un domani si possono guadagnare molti soldi grazie all’arte appresa.
Secondo me i genitori di oggi dovrebbero guardare il mondo in un’ottica differente, e valutare i figli con più coerenza aiutandoli a scegliere il meglio e non quello che poteva andare bene cinquant’anni fa.
Una volta alle superiori il mio professore di disegno tecnico, consigliò ai genitori di un ragazzo di iscriversi dopo il biennio a meccanica e non in informatica.
La madre, mi ricordo, disse che non voleva vedere il figlio in tuta davanti al tornio!
Oggi il figlio è diplomato in informatica e sistema i barattoli i un supermarket di Roma.
Non aveva forse ragione il professore?
Oggi chi sa usare il tornio a controllo numerico guadagna moltissimo, come guadagna molto un falegname o un carrozziere (dove non esistono giovani in grado di ribattere le lamiere).
Se credi che sia esagerato nella mia valutazione, fai un giro per le università. Noterai un mare di ragazzi parcheggiati nelle varie aule, solamente perché a casa c’è qualcuno che li nutre e finanzia i loro divertimenti.
E intanto spariscono gli artigiani italiani che vengono rimpiazzati dalla manovalanza straniera.
E’ proprio vero…………Voglia di lavorare portami via!
Giuliano Cosimetti
Fiat On The Web: La casa torinese ha imparato a comunicare
Fiat lancia un nuovo progetto denominato “Fiat On The Web“.
Per avere maggiori delucidazioni, ti invito a leggere l’articolo riportato sul blog di Alessandro Cosimetti.
Giuliano Cosimetti






